La bella e la bestia (io ed io)

immagine da Google

“Io sono la bestia.

Rinchiusa nel mio castello.

Non posso farmi vedere e attraverso uno specchio guardo il mondo che vive.

La bella è in catene e non può spezzarle.

E’ forte eppure debole perché si vergogna di sé stessa.

Ha allentato un anello della catena. Forse può farlo, può spezzarle.

Ma è ancora debole. Aspetta di essere salvata.

La bestia non la lascia andare.”

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Nimoe

Buona novella!

Buon Lunedì a tutti!!

Ne approfitto per darvi una bella notizia. Ho deciso di riaprire la pagina Facebook ufficiale di questo blog, ovviamente è ancora in “under construction”, infatti, come noterete, è vuota (xD). Con questo voglio impegnarmi a pubblicare in maniera regolare post su post su questo strano mondo che è il mio.

Se volete darci un’occhiata o “piacciare” ne sarei molto felice :D

https://www.facebook.com/lisolaoltrelestelle

Nimoe

Un momento per me…c’è?

E’ ormai una settimana e qualche giorno che sono tornata dal mare e, fino ad ora, non ho mai messo il naso fuori casa, bé ok c’è da contare la volta che sono uscita per andare al giappo con una mia amica o quando ho accompagnato mia madre a fare la spesa. Ma non ho fatto nulla per me.

Mi accorgo, in questo periodo, di vedere la mia vita in un altro immagine trovata su internetmodo, con occhi diversi quasi. Mi faccio delle domande che prima non mi ero mai posta, domande difficili e che mi mettono sempre più in gioco in questo difficile cammino che è la vita. Non so ancora quello che voglio, non ho ancora un obiettivo ma so che voglio qualcosa di più, non voglio essere spettatrice della mia vita ma la protagonista e gli altri non possono dirmi come devo condurla.

E’ dura accettare di cambiare perché questo significa anche saper accettare le conseguenze delle nostre scelte, devo farlo per me stessa, per stare bene e soprattutto per essere felice.

 
 Nimoe
 

“Non aspettare di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.

Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.”

 
Madre Teresa di Calcutta
 

Il lavoro e le vacanze

Ciao a tutti!!

Tornata sabato dal mare..quest’anno mi è andata davvero bene e ho fatto più vacanze del previsto ma mi sento comunque uno schifo perché ci sono persone che purtroppo non hanno potuto fare molte ferie a causa del lavoro o della precarietà associato a quest’ultimo. 
Lo capisco perfettamente perché ho provato sulla mia pelle cosa significhi e quindi, faccio un grandissimo in bocca al lupo a tutti coloro che lavorano. Auguro, inoltre, a quelli che ancora non ce l’hanno (come la sottoscritta) di trovarlo al più presto e di realizzare i propri sogni.

Un bacione a tutti

A presto!

 

Nimoe 

La rosa di cristallo – Tempesta a Tuàran

Dopo l’incontro con Declan, il re si sforzò il più possibile di dimenticare quanto era successo. Sapeva che la vendetta promessa da quell’uomo si sarebbe compiuta prima o poi. Doveva aspettarsi di tutto.

“Scappato come un coniglio, ecco quello che sanno fare quelli come lui” pensò.

Doveva ammettere che se non fosse stato per la sua prontezza, sicuramente non sarebbe sopravvissuto. Aveva rischiato troppo e non era nemmeno preparato ad uno scontro. Nel momento in cui presagiva la sua fine, poi, gli era apparso il viso della sua adorata figlia Keelin. Non avrebbe permesso che la sua bambina vivesse una vita triste, sposata ad un uomo bruto e senza onore.
Fece un sorriso storto pensando alla faccia impaurita di Declan quando il re lo aveva sopraffatto, un uomo che sembrava potesse resistere a mille battaglie in quel momento era a terra, terrorizzato e implorante.
Al momento le sue preoccupazioni erano però altre: come gestire la crisi del suo regno.
La rabbia e il malcontento del popolo aumentarono finché esplosero di fronte all’ennesima razzia delle campagne da parte degli orchi. La popolazione aveva sopportato per troppo tempo la crisi che ormai da anni stava piano piano consumando il regno, ma più di tutto odiavano il fatto che il loro re non prendesse l’iniziativa e cercasse di prendere in mano la situazione.
Troppo spesso il re si era crogiolato nella disperazione, aveva dimenticato i valori della sua stirpe e aveva dimenticato che come sovrano aveva il dovere di risolvere la situazione, ormai disastrosa in cui versava il suo popolo.
Furono molte cose, in effetti, a fare sì che il popolo insorgesse contro il suo re.
Le guardie nella città furono costrette ad affrontare gli abitanti che attaccavano con vanghe, bastoni e sassi; le poche che erano sfuggite all’attacco si rifugiarono terrorizzati all’interno delle mura del castello, ma non si trovavano al sicuro nemmeno in quel luogo perché molti del popolo si trovavano già lì.
L’unica parte sicura in quel momento del castello era la sala del trono. C’erano molti bambini, donne e uomini che non partecipavano alla rivolta, tra questi vi erano i servitori, Elea e la principessa Keelin. Dalla finestra la principessa osservava sconvolta quello che stava accadendo, poi chiuse gli occhi e pregò intensamente che quella pazzia finisse, ma quando li riaprì, vide che la battaglia con i soldati, che difendevano le porte, aumentava sempre di più. Molti dei soldati che si trovavano nelle campagne, abbandonarono le loro case armati fino ai denti per dare man forte ai compagni che si trovavano in città.
In quel momento Keelin distolse lo sguardo per volgerlo ad Elea. Era seduta in un angolo fissando il vuoto, negli occhi si poteva cogliere la disperazione. Come molti non sopportava che non si potesse fare niente alle continue catastrofi che da molto tempo colpivano il regno: non aveva mai vissuto in un periodo di pace. Da quando il periodo oscuro era iniziato, anche il sole era sparito.
La principessa, capì al volo lo stato d’animo della sua amica, le si avvicinò e parlando in elfico le disse: “Ennas ad estel, mellonamin” (c’è ancora speranza, amica mia) “Han iston” (lo so) rispose lei.
Elea non voleva dimostrarsi debole di fronte alla principessa, perché la sua amica che in quel momento la sosteneva, era prima di tutto una principessa e aveva bisogno di un appoggio non di una bambina da accudire. Guardò Keelin e con gli occhi pieni di gratitudine, disse “Hannon le…” (grazie).
D’improvviso si udì un tonfo. Era il portone principale che aveva ceduto!
“La sala del trono! Li ho visti scappare verso la sala del trono!!”
Entrarono di corsa prima il re e poi tutte le guardie rimaste che, ormai, non erano più riuscite a contenere la folla. Barricarono il portone della sala con qualsiasi cosa potesse venire utile: sedie, tavoli, panche, fu utilizzato addirittura il trono del re. Dopo aver sistemato le barricate tutti, si zittirono e tesero le orecchie: si sentivano indistintamente delle urla e rumori di oggetti caduti, la folla furiosa sembrava avvicinarsi sempre di più.
In seguito al momento di silenzio alcuni uomini, donne e bambini si agitarono e presi dal panico si precipitarono alle finestre, cercando una via di fuga. La ragione li aveva abbandonati e i pochi che mantenevano la calma stavano in un angolo osservando disorientati la scena.
Come se non bastasse ad aumentare la tensione si aggiunse la banda di rivoltosi che stava cercando di abbattere il portone, fu allora che il re ad un tratto urlò “Duncan proteggi Keelin, portala al sicuro!!”.
“Subito mio signore!” la guardia personale di Keelin corse verso di lei e senza badare alle proteste di quella la afferrò per il braccio e la trascinò in fondo alla sala, dove poco prima era sistemato il trono del re, e aprì una porticina che si trovava dietro ai tendaggi. Prima che Duncan avesse il tempo di portarla al sicuro all’interno, Keelin sfuggì alla sua presa e corse incontro a suo padre.
“Padre vieni con noi, non puoi fare più niente qui!”
“Keelin! Fuggi da quel passaggio, sarai al sicuro. Non voglio che ti facciano del male!”
Fu in quel momento che Keelin iniziò a singhiozzare, non si sentiva più una persona forte, aveva già perso sua madre e quel vuoto non era mai riuscita a colmarlo “Ma non posso permettere che tu muoia…non lo sopporterei…non voglio perdere anche te…”
“Tu e tua madre siete state la cosa più bella della mia vita, starai bene……ora vai!!”
Rian le diede un bacio sulla fronte e in quello Duncan la prese di nuovo per il braccio badando a non lasciarla andare. Con Elea attraversarono la soglia e chiusero la porta dietro di loro. Dall’altra parte tutto era scuro, non si poteva scorgere la benché minima forma, infatti, per la fretta, Duncan non si era preoccupato di prendere un lume, ma aveva camminato più volte attraverso quel passaggio e quindi si ricordava a menadito la strada per uscire.
“Prendiamoci per mano, conosco la strada anche se è così buio”
Keelin tremante dal freddo si fermò un momento per asciugarsi le lacrime ascoltò per un momento i rumori che provenivano oltre la porta, ma Elea la tirò per un braccio incalzandola a sbrigarsi, di non perdere tempo. Finalmente dopo un’ultima esitazione, i tre iniziarono il cammino nel buio e freddo passaggio.
Elea ruppe il silenzio “Che odore strano…”.
“L’aria è stantia perché non ci sono finestre, ma è utile avere un passaggio segreto per le emergenze…il re l’ha scoperto leggendo il diario del primo sovrano di Tuàran”.
Dopo quest’intermezzo il silenzio ricadde nella galleria.
Procedevano lentamente per colpa dell’oscurità. Ma quello che spaventava ancor di più le due ragazze era il silenzio di tomba, non un brusio, nessun rumore a parte il lieve rimbombo dei loro passi e le imprecazioni di Duncan. Notarono un cambiamento della pavimentazione, per un tratto di percorso si poteva intuire che si camminava su un pavimento di legno, successivamente su un selciato e poi su un pavimento in pietra, avevano addirittura sceso una scala ma Keelin non sapeva dire in quale punto del percorso l’avessero scesa.
Andarono a passo più spedito quando una luce bianca si insinuò nella galleria. Divenne più intensa man mano che si avvicinavano ad essa, giunsero infine ad un pesante portone di ferro che il guerriero aprì tirando verso l’alto un massiccio paletto, anch’esso di ferro.
Quando finalmente aprì la porta, la luce inondò la galleria e i tre dovettero coprirsi gli occhi per non rimanere accecati. Naturalmente non era la luce del sole. Le nuvole parevano però più chiare, sembrava che il cielo si fosse schiarito e che di lì a poco sarebbe spuntato il sole, ma era solo un’impressione.
Respirarono a pieni polmoni l’aria fresca, ormai erano sazi, anzi, stufi di avere nel naso l’odore di chiuso e umidità. Si trovavano sul lato sud-est del castello, le mura del passaggio facevano da pareti portanti all’intera struttura del castello, in linea d’aria dovevano essere passati vicino alle stanze private del re, successivamente all’armeria e poi alle prigioni. Dovevano, quindi, aver camminato molto.
“Dove andiamo ora?”
Duncan, senza rispondere, indicò una via attraverso gli alberi. Iniziò a camminare e si assicurò che le due ragazze lo seguissero. Le sue difese ora erano aumentate, ogni tanto tendeva un orecchio per capire se c’era qualcuno in agguato. Aveva cominciato ad avvertire una certa ansia: che fare se un gruppo di banditi o di abitanti inferociti li avesse attaccati? Non sarebbe riuscito a difendere tutti e tre, anche se sapeva che era molto più importante la vita della principessa che la sua. Lo sapeva benissimo, come lo sapeva la sua dama di compagnia e la principessa stessa. Anche se, quest’ultima, provava un certo disagio: non voleva che altri sacrificassero la vita per lei, pensava che non fosse necessario.

Nimoe