La rosa di cristallo – Tempesta a Tuàran

Dopo l’incontro con Declan, il re si sforzò il più possibile di dimenticare quanto era successo. Sapeva che la vendetta promessa da quell’uomo si sarebbe compiuta prima o poi. Doveva aspettarsi di tutto.

“Scappato come un coniglio, ecco quello che sanno fare quelli come lui” pensò.

Doveva ammettere che se non fosse stato per la sua prontezza, sicuramente non sarebbe sopravvissuto. Aveva rischiato troppo e non era nemmeno preparato ad uno scontro. Nel momento in cui presagiva la sua fine, poi, gli era apparso il viso della sua adorata figlia Keelin. Non avrebbe permesso che la sua bambina vivesse una vita triste, sposata ad un uomo bruto e senza onore.
Fece un sorriso storto pensando alla faccia impaurita di Declan quando il re lo aveva sopraffatto, un uomo che sembrava potesse resistere a mille battaglie in quel momento era a terra, terrorizzato e implorante.
Al momento le sue preoccupazioni erano però altre: come gestire la crisi del suo regno.
La rabbia e il malcontento del popolo aumentarono finché esplosero di fronte all’ennesima razzia delle campagne da parte degli orchi. La popolazione aveva sopportato per troppo tempo la crisi che ormai da anni stava piano piano consumando il regno, ma più di tutto odiavano il fatto che il loro re non prendesse l’iniziativa e cercasse di prendere in mano la situazione.
Troppo spesso il re si era crogiolato nella disperazione, aveva dimenticato i valori della sua stirpe e aveva dimenticato che come sovrano aveva il dovere di risolvere la situazione, ormai disastrosa in cui versava il suo popolo.
Furono molte cose, in effetti, a fare sì che il popolo insorgesse contro il suo re.
Le guardie nella città furono costrette ad affrontare gli abitanti che attaccavano con vanghe, bastoni e sassi; le poche che erano sfuggite all’attacco si rifugiarono terrorizzati all’interno delle mura del castello, ma non si trovavano al sicuro nemmeno in quel luogo perché molti del popolo si trovavano già lì.
L’unica parte sicura in quel momento del castello era la sala del trono. C’erano molti bambini, donne e uomini che non partecipavano alla rivolta, tra questi vi erano i servitori, Elea e la principessa Keelin. Dalla finestra la principessa osservava sconvolta quello che stava accadendo, poi chiuse gli occhi e pregò intensamente che quella pazzia finisse, ma quando li riaprì, vide che la battaglia con i soldati, che difendevano le porte, aumentava sempre di più. Molti dei soldati che si trovavano nelle campagne, abbandonarono le loro case armati fino ai denti per dare man forte ai compagni che si trovavano in città.
In quel momento Keelin distolse lo sguardo per volgerlo ad Elea. Era seduta in un angolo fissando il vuoto, negli occhi si poteva cogliere la disperazione. Come molti non sopportava che non si potesse fare niente alle continue catastrofi che da molto tempo colpivano il regno: non aveva mai vissuto in un periodo di pace. Da quando il periodo oscuro era iniziato, anche il sole era sparito.
La principessa, capì al volo lo stato d’animo della sua amica, le si avvicinò e parlando in elfico le disse: “Ennas ad estel, mellonamin” (c’è ancora speranza, amica mia) “Han iston” (lo so) rispose lei.
Elea non voleva dimostrarsi debole di fronte alla principessa, perché la sua amica che in quel momento la sosteneva, era prima di tutto una principessa e aveva bisogno di un appoggio non di una bambina da accudire. Guardò Keelin e con gli occhi pieni di gratitudine, disse “Hannon le…” (grazie).
D’improvviso si udì un tonfo. Era il portone principale che aveva ceduto!
“La sala del trono! Li ho visti scappare verso la sala del trono!!”
Entrarono di corsa prima il re e poi tutte le guardie rimaste che, ormai, non erano più riuscite a contenere la folla. Barricarono il portone della sala con qualsiasi cosa potesse venire utile: sedie, tavoli, panche, fu utilizzato addirittura il trono del re. Dopo aver sistemato le barricate tutti, si zittirono e tesero le orecchie: si sentivano indistintamente delle urla e rumori di oggetti caduti, la folla furiosa sembrava avvicinarsi sempre di più.
In seguito al momento di silenzio alcuni uomini, donne e bambini si agitarono e presi dal panico si precipitarono alle finestre, cercando una via di fuga. La ragione li aveva abbandonati e i pochi che mantenevano la calma stavano in un angolo osservando disorientati la scena.
Come se non bastasse ad aumentare la tensione si aggiunse la banda di rivoltosi che stava cercando di abbattere il portone, fu allora che il re ad un tratto urlò “Duncan proteggi Keelin, portala al sicuro!!”.
“Subito mio signore!” la guardia personale di Keelin corse verso di lei e senza badare alle proteste di quella la afferrò per il braccio e la trascinò in fondo alla sala, dove poco prima era sistemato il trono del re, e aprì una porticina che si trovava dietro ai tendaggi. Prima che Duncan avesse il tempo di portarla al sicuro all’interno, Keelin sfuggì alla sua presa e corse incontro a suo padre.
“Padre vieni con noi, non puoi fare più niente qui!”
“Keelin! Fuggi da quel passaggio, sarai al sicuro. Non voglio che ti facciano del male!”
Fu in quel momento che Keelin iniziò a singhiozzare, non si sentiva più una persona forte, aveva già perso sua madre e quel vuoto non era mai riuscita a colmarlo “Ma non posso permettere che tu muoia…non lo sopporterei…non voglio perdere anche te…”
“Tu e tua madre siete state la cosa più bella della mia vita, starai bene……ora vai!!”
Rian le diede un bacio sulla fronte e in quello Duncan la prese di nuovo per il braccio badando a non lasciarla andare. Con Elea attraversarono la soglia e chiusero la porta dietro di loro. Dall’altra parte tutto era scuro, non si poteva scorgere la benché minima forma, infatti, per la fretta, Duncan non si era preoccupato di prendere un lume, ma aveva camminato più volte attraverso quel passaggio e quindi si ricordava a menadito la strada per uscire.
“Prendiamoci per mano, conosco la strada anche se è così buio”
Keelin tremante dal freddo si fermò un momento per asciugarsi le lacrime ascoltò per un momento i rumori che provenivano oltre la porta, ma Elea la tirò per un braccio incalzandola a sbrigarsi, di non perdere tempo. Finalmente dopo un’ultima esitazione, i tre iniziarono il cammino nel buio e freddo passaggio.
Elea ruppe il silenzio “Che odore strano…”.
“L’aria è stantia perché non ci sono finestre, ma è utile avere un passaggio segreto per le emergenze…il re l’ha scoperto leggendo il diario del primo sovrano di Tuàran”.
Dopo quest’intermezzo il silenzio ricadde nella galleria.
Procedevano lentamente per colpa dell’oscurità. Ma quello che spaventava ancor di più le due ragazze era il silenzio di tomba, non un brusio, nessun rumore a parte il lieve rimbombo dei loro passi e le imprecazioni di Duncan. Notarono un cambiamento della pavimentazione, per un tratto di percorso si poteva intuire che si camminava su un pavimento di legno, successivamente su un selciato e poi su un pavimento in pietra, avevano addirittura sceso una scala ma Keelin non sapeva dire in quale punto del percorso l’avessero scesa.
Andarono a passo più spedito quando una luce bianca si insinuò nella galleria. Divenne più intensa man mano che si avvicinavano ad essa, giunsero infine ad un pesante portone di ferro che il guerriero aprì tirando verso l’alto un massiccio paletto, anch’esso di ferro.
Quando finalmente aprì la porta, la luce inondò la galleria e i tre dovettero coprirsi gli occhi per non rimanere accecati. Naturalmente non era la luce del sole. Le nuvole parevano però più chiare, sembrava che il cielo si fosse schiarito e che di lì a poco sarebbe spuntato il sole, ma era solo un’impressione.
Respirarono a pieni polmoni l’aria fresca, ormai erano sazi, anzi, stufi di avere nel naso l’odore di chiuso e umidità. Si trovavano sul lato sud-est del castello, le mura del passaggio facevano da pareti portanti all’intera struttura del castello, in linea d’aria dovevano essere passati vicino alle stanze private del re, successivamente all’armeria e poi alle prigioni. Dovevano, quindi, aver camminato molto.
“Dove andiamo ora?”
Duncan, senza rispondere, indicò una via attraverso gli alberi. Iniziò a camminare e si assicurò che le due ragazze lo seguissero. Le sue difese ora erano aumentate, ogni tanto tendeva un orecchio per capire se c’era qualcuno in agguato. Aveva cominciato ad avvertire una certa ansia: che fare se un gruppo di banditi o di abitanti inferociti li avesse attaccati? Non sarebbe riuscito a difendere tutti e tre, anche se sapeva che era molto più importante la vita della principessa che la sua. Lo sapeva benissimo, come lo sapeva la sua dama di compagnia e la principessa stessa. Anche se, quest’ultima, provava un certo disagio: non voleva che altri sacrificassero la vita per lei, pensava che non fosse necessario.

Nimoe

La rosa di cristallo – Uno Scontro Inatteso

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Re Rian, premendo con forza le mani sui braccioli dorati del suo trono, s’alzò del tutto sorpreso:

sapeva esattamente chi fosse quell’uomo. Non che la cosa lo turbasse particolarmente (le sorti del regno sarebbero mai potute andare peggio?), ma raramente le popolazioni delle Terre del Sud (specie se si trattava dei loro governatori) facevano visita alle Lande dell’Ovest o al re,soprattutto in quel periodo di guerre e carestie.

Certamente quell’arrivo inaspettato non avrebbe portato nulla di buono.

Inconsapevolmente, si ritrovò a vagabondare negli stessi pensieri della figlia, tuttavia senza che le loro strade si incrociassero : uno sguardo interrogativo di Keelin, che inchiodò  i suoi occhi verde-smeraldo in quelli azzurri del padre, bastò a far comprendere ad entrambi i loro sentimenti.

Re Rian sforzò le labbra in un cordiale sorriso, poi esordì:

“Qual buon vento vi porta qui, Declan di Lùaràn?”

“I miei omaggi, Re Rian!” replicò il giovane uomo…

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La rosa di cristallo – Ombre dal passato

L’anno scorso, io e Lucia, abbiamo avuto un’illuminazione ovvero quella di scrivere a quattro mani una storia fantasy. Di comune accordo abbiamo deciso di pubblicarla sui nostri blog per condividerla con voi, speriamo vi appassioni e vi intrighi.
Buona lettura!

Nimoe e Jeiem

1. Ombre dal passato

“Quando nell’era passata vivevano gli elfi-saggi nella terra di Derenil, tutto era pace…” esordiva il cantastorie. Keelin non ne poteva più di sentire sempre la stessa storia, con le stesse identiche parole, con la stessa tonalità e dalla stessa persona.
Tutta la vita passata a non fare altro che ricordare antichi albori, a sospirare su un’età che non ritorna. La principessa guardava fuori dalla finestra annoiata, non c’era niente che valeva la pena fare in quel momento. Niente che valesse davvero, se non ammirare lo spettacolare tramonto che regalava incredibili sfumature d’orate al cielo. Una lieve brezza scompigliò per poco i lunghi capelli castani di Keelin, che in quel momento trovava molto più interessante la vita della natura che in quel momento si preparava per la notte: gli uccellini smisero di cinguettare e piano piano il sole calò lasciando spazio alle prime stelle.
“Principessa, la cena sta per essere servita” disse Elea la dama di compagnia della principessa nonché la sua migliore amica. Elea era sempre di buonumore ed era nel suo carattere infondere serenità alle persone che gli stavano vicine, lei per prima poteva intuire lo stato d’animo della sua amica in ogni singolo momento. La principessa annuì con la testa e la seguì nel salone del banchetto, dando un’ultima occhiata al cielo che diveniva sempre più scuro e le stelle sempre più luminose.
“Pare che gli alberi continuino a morire nella zona sud vicino al castello del Conte Erimath…sono come ‘prosciugati’, ne rimangono solo dei miseri resti…” commentò uno indicando uno spazio sulla mappa. “Molti villaggi sono svuotati, gli abitanti sono come volatilizzati nel nulla! Com’è possibile?” disse un altro visibilmente preoccupato, quasi gli tremavano le mani.
Nell’insieme l’unico che pareva non perdere la calma era il re, Re Rian. Seduto ascoltava senza proferire parola, negli occhi, però si poteva cogliere una lieve angoscia. Quando vide arrivare Keelin si sciolse in un largo sorriso, dolce e felice, fece un cenno con la mano ai due uomini che sedevano vicino a lui che subito si zittirono.
“Padre hai qualcosa da dirmi?” domandò Keelin preoccupata. Rian la osservò con un mezzo sorriso, come quando aveva fatto molto tempo prima quando diede la notizia della scomparsa della moglie Eleanor, un vano tentativo per respingere un’amara realtà “Niente di importante, cara. Mangia qui insieme a me e non pensiamo al brutto tempo”
Keelin lo conosceva troppo bene per lasciarsi convincere da quelle parole, l’unica cosa che però voleva era di vederlo felice e l’unico modo era quello di sviare la conversazione su qualcosa di più allegro. Non aprì bocca però, non riusciva a pensare ad altro se non a quello sguardo preoccupato che suo padre le lanciava ogni tanto, anche lei era preoccupata, ma cosa poteva fare?
L’unica speranza era andare avanti e cercare di capire qualcosa di questo mistero, infatti è proprio di mistero che si tratta. Quando sai che sta per arrivare la pioggia lo puoi capire dalle nuvole che addensano nel cielo e dagli uccelli che volano basso in modo circospetto, ma quello che sconcerta e spaventa è l’imprevedibilità dei fatti, perché può essere che la pioggia arrivi senza che ci sia un minimo segno di cambiamento. Ma si è comunque preparati. Nel caso di questi avvenimenti inspiegabili non si sa da che parte girarsi. 

Il primo segnale dell’arrivo di questa oscurità si presentò in una mattina di primavera, ancora un po’ fredda in realtà, quando i primi raggi di sole fecero capolino da dietro gli alberi della Grande Foresta di Verde. Dapprima si sentì un boato, talmente forte da far tremare gli edifici, poi il cielo divenne nero come la pece e infine quello che nessuno si sarebbe aspettato, dalla terra si avvertì un lieve fremito e da quello la terra iniziò a tremare violentemente tanto da creare delle grandi voragini al centro della città.
La gente terrorizzata si gettò di corsa nelle strade, alcuni edifici crollarono come se fossero fatti di carta. La piccola Keelin ed Elea si erano rifugiate sotto al letto facendosi coraggio abbracciate l’una all’altra.
Quando il terremoto finì metà città era stata rasa al suolo ma l’altra metà non era messa meglio, era occorso parecchio tempo per cercare di rendere stabili gli edifici danneggiati e almeno il doppio del tempo per trovare un tetto per gli sfollati che vennero sistemati provvisoriamente in alcune sale del castello. Sembrava che il peggio fosse finito ma, in realtà, il peggio doveva ancora iniziare.
Non si ebbe nemmeno il tempo di organizzare gli aiuti per la popolazione, che un’altra catastrofe si abbatté sul regno.
Giunse un’improvvisa carestia che decimò raccolto e bestiame. Gli abitanti soffrivano e riversavano la loro frustrazione su chi li governava e chi li governava non sapeva che spiegazione dare alla sciagura che si era abbattuta su di loro. Non ci fu più una carestia come quella e, anche se la situazione stava lentamente migliorando, rimase comunque onnipresente l’ombra della paura.
“Vi dovete riposare, padre”.
I pensieri del re vennero interrotti, sua figlia lo guardava negli occhi come per cercare di capire a cosa stesse pensando. Keelin mise la sua mano su quella del padre e gliela strinse forte, lui ricambiò con un lieve sorriso.
Ti voglio bene figlia mia.
Quell’amore che provava per sua figlia era grande, aveva solo lei come unico affetto. Non avrebbe mai permesso che le accadesse qualcosa.
Ancora una volta le sue riflessioni furono interrotte, questa volta dallo squillo di una tromba che annunciò l’arrivo di un ospite. Tutti i partecipanti al banchetto interruppero quello che stavano facendo e spostarono la loro attenzione a quello che stava per accadere.
Una guardia non fece in tempo ad annunciare l’ospite che un piccolo contingente di uomini armati entrò a passo di carica dell’ala dei banchetti, si disposero disciplinatamente in riga, perpendicolari, alla tavola del re. Sembravano pronti per andare in guerra, spade, lance e asce erano splendenti ed affilate, qualsiasi persona si impressionerebbe solo guardandole e Keelin era anche impressionata oltre che sorpresa.
I soldati si misero in attesa, poi fece il suo ingresso, con passo deciso, un uomo del nord. Ad un primo sguardo si poteva intuire che portasse sulle spalle un peso insopportabile, sul viso si potevano notare i segni delle tante battaglie a cui aveva preso parte. Era alto e robusto, il mento era leggermente pronunciato e gli dava un’aria distinta come i re del passato. Aveva capelli che gli arrivavano alle spalle e che erano di colore scuro, gli occhi di colore azzurri stridevano in modo impressionante con la carnagione abbronzata e i capelli nero pece. Queste particolarità davano a quell’uomo un’aria molto misteriosa.
Mentre camminava, Keelin osservò quasi incantata gli occhi di lui, sembrava che, attraverso di essi, si potesse vedere il cielo terso di una giornata di primavera.  Lo sconosciuto portava una casacca foderata di pelliccia, chiusa con dei bottoni d’argento grandi quanto una noce, alla vita cingeva una cintura di pelle e acciaio a cui era agganciata una spada, sull’elsa si intravedevano incastonati delle pietre preziose.
Evidentemente lo sconosciuto si accorse di essere osservato, perché spostò la spada in avanti in modo che si potesse meglio vedere poi fissò per un momento gli occhi della principessa, la quale, in imbarazzo, si ritrasse e spostò la sua attenzione da un’altra parte.
Era un bell’uomo. Senza paura. Deciso.
Ma Keelin non era sicura. Un brivido le corse lungo la schiena, un cattivo presentimento, sentiva che non c’era da fidarsi.

Nimoe

Vita passata

E’ una bellissima canzone…ma più di tutto mi ricorda la mia infanzia.

Note biografiche della blogger (giusto per annoiarvi un po’ xD):
Dovete sapere che ho vissuto i prima 6 anni della mia vita in una città chiamata Muggiò vicinissima alla città dove attualmente vivo.
E questa canzone di Venditti mi ricorda appunto con affetto e profonda malinconia quel periodo spensierato…poi nacque mio fratello e la pacchia finì!! Ahahahah
– gli staranno fischiando le orecchie ma fa niente eheh -

 

 

Nimoe

Domenica e sogni…

Buongiorno e buona domenica a tutti!!

In provincia di Milano è quasi sereno…ma qualche nuvoletta c’è sempre, che luglio strano. Ma posso confessarvi una cosa? A me piace il freddo e questo luglio bricconcello me lo sto godendo alla grande!

Stanotte ho sognato di essere a Londra…è un messaggio del mio cervello per dirmi che devo andarci? xD
Cosa avete sognato?

 

Nimoe

Quattro mesi e più…

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Sono passati quattro mesi…mi sono lasciata molto andare in questi ultimi tempi. La mia scusa non sarà perché avevo un casino di impegni, suona troppo di bugia il che è in parte vero ma non completamente. Il problema è che non so più che cosa scrivere, ma non me la sento di eliminare questo blog.
E così stringerò due patti con me stessa:

1. Che qualsiasi cosa mi passi per la testa la scriverò qui, nei limiti del possibile, senza rischiare di annoiare chi eventualmente legge.

2. Di non far passare i secoli tra un post e l’altro, questo credo sia il più importante..xD

“Le parole false non sono soltanto male in se stesse, ma anche contagiano l’anima”                         -Platone

 

Ed infine volevo riprendere da dove avevo lasciato, ovvero far sentire la mia voce riguardo il secondo capitolo de Lo Hobbit (il film) e la serie della BBC su Sherlock.
Nel frattempo farò la brava blogger pubblicando post a più non posso. :-)

 

 

 

Nimoe